sabato 8 ottobre 2011

Gli studenti svegliano l'Italia


Decine di manifestazioni contro Gelmini, il governo ma anche contro le banche e il debito. Prossimo appuntamento, l'assedio a Banca d'Italia del 12 ottobre


Studenti medi e universitari tornano in piazza in tutta Italia. Manifestazioni in oltre 90 città con una partecipazione complessiva straordinaria, decine di migliaia di studenti in corteo a Roma, Milano, Torino, Bologna e Palermo. "Is not our debt" si legge sullo striscione di apertura del corteo di Roma che prosegue con "One Solution, Global Revulution". "Noi il debito non lo paghiamo" lo slogan che attraversa tutte le manifestazioni.
La risposta degli studenti agli ultimi attacchi del governo e della BCE non si fa dunque attendere. Da troppi anni le scuole e le università pubbliche vedono ridotti i loro finanziamenti, il diritto allo studio viene smantellato e le tasse universitarie sono in continuo aumento. Ma le rivendicazioni degli studenti scesi in piazza vanno bel oltre la scuola e l'università. I giovani oggi si ribellano ad una condizione di precarietà alla quale vorrebbero condannarli, il rifiuto del pagamento del debito è il rifiuto a mantenere in vita un sistema economico che ha fallito, che ha prodotto disuguaglianza, illusioni, guerre, devastazione sociale.
Le manifestazioni di oggi sono solo il punto d'inizio di un autunno che si preannuncia rovente. L'obiettivo è quello di mettere il campo una mobilitazione permanente, duratura, radicale, in grado di contrastare il governo Berlusconi ma anche il cosiddetto Governo Unico delle Banche.
I prossimi appuntamenti sono già alle porte: il 12 ottobre alle 16 saremo sotto la Banca d'Italia, in via Nazionale a Roma, per rispedire al mittente la lettera firmata da Draghi e Trichet.
Il 15 ottobre ci saranno manifestazioni in tutto il mondo e saremo in piazza per la manifestazione nazionale a Roma. Con un solo obiettivo: scendere in piazza per rimanerci, fino a quando questo governo non se ne sarà andato!

AteneinRivolta - Coordinamento Nazionale dei Collettivi
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Il gigante si sta svegliando













Con le cariche del 1 ottobre la polizia di New York ha commesso uno sbaglio: gli indignati si stanno moltiplicando e scendono in piazza anche i sindacati. Il movimento si allarga nelle università


Cinzia Arruzza
da New York
Già nelle giornate tra gli arresti di massa di sabato e mercoledì 5 ottobre si respirava una strana aria in giro per la città e nei campus. Un’aria ancora più frizzante del solito ritmo frenetico di Manhattan. A quanto pare l’arresto di 700 manifestanti sabato 1 ottobre è stato il peggiore errore che la polizia newyorkese potesse commettere. È servito solo a fare indignare ulteriormente tutti coloro che già guardavano con indignazione alle misure neoliberiste con cui i governi di tutto il mondo stanno cercando di far pagare la crisi a chi la crisi non l’ha creata. Per esempio, ha spinto quasi 200 professori universitari della New School, la quarta università newyorkese per numero di iscritti e con una lunga tradizione progressista, a firmare e far girare un appello di condanna della repressione poliziesca e di sostegno a Occupy Wall Street e al corteo organizzato dagli studenti.

La manifestazione di ieri è stata organizzata dai sindacati più potenti di New York, tra cui Seiu 1199 (sindacato dei lavoratori della sanità), Afl-Cio, Cwa 1109 (sindacato dei lavoratori delle telecomunicazioni), Rwdsu (sindacato dei lavoratori commercio), Transport Workers Unions (che organizzai lavoratori della metropolitana) e da una rete di comunità di base, tra cui Alliance for Quality Education New York Communities for Change, Coalition for the Homeless, NYC Coalition for Educational Justice e molti altri. Con la manifestazione di ieri questa rete di sindacati e organizzazioni locali intendeva esprimere la propria solidarietà con Occupy Wall Street. A loro si sono aggiunti gli studenti di tre università newyorkesi, Cuny (università pubblica con un’alta percentuale di studenti afro-americani e latinos), The New School e NYU, che hanno organizzato il proprio corteo dai rispettivi campus alla piazza di partenza della manifestazione, Foley Square. Gli studenti sono partiti in una manifestazione non autorizzata dalla sede della New School, hanno bloccato la Quinta Avenue e si sono uniti in Washington Square agli studenti della NYU e di CUNY, per poi continuare verso il concentramento dei sindacati. Oltre 2000 studenti universitari hanno invaso le strade della città dietro gli striscioni “Arabian Spring, European Summer, American Fall...” (“fall” in americano vuol dire sia autunno che caduta, o declino) e “Occupy America”. E molti altri erano già nella piazza, mescolati ai vari spezzoni di sindacati, organizzazioni locali e comunità di base. A mobilitare gli studenti, oltre all’indignazione per gli arresti di sabato, la preoccupazione per gli effetti della crisi economica. Solo tra 2001 e 2006 le tasse universitarie sono aumentate del 56%. Ogni studente universitario americano ha un debito medio di 24 mila dollari: una cifra che, con gli effetti della crisi sul mercato occupazionale, in molti impiegheranno decenni a pagare. Peraltro, il totale del debito studentesco statunitense è di 805 miliardi dollari: somma sufficiente a fare scoppiare un’altra bolla finanziaria, in caso di insolvenza.

Foley Square era così affollata che il corteo ha impiegato più di un’ora per riuscire a defluire dalla piazza. I sindacati e le comunità di base hanno mantenuto la promessa. La manifestazione di oggi è stata imponente e ha visto una partecipazione massiccia di lavoratori afro-americani, latinos e migranti. Per tutto il corteo risuonava lo slogan “Lavoratori e studenti uniti: blocchiamo la città!” Decine di migliaia di persone hanno sfilato per ore fino ad arrivare al Financial District e al Zuccotti Park, in cui da venti giorni centinaia di persone organizzano assemblee generali, workshop, gruppi di lavoro e sfidano l’autunno newyorkese dormendo all’adiaccio.
Nel frattempo Occupy Wall Street si sta trasformando in Occupy America. Sempre in questi giorni si stanno moltiplicando le occupazioni e le manifestazioni in tutti gli Stati Uniti: da Austin, in Texas, a Boston,Chicago, Denver, Los Angeles e decine di altre città in California e Florida. I commentatori di diverse testate americane, dal New York Times, a Democracy Now and The Nation, si iniziano a chiedere se la solidarietà tra sindacati, studenti e la protesta Occupy Wall Street, che ha dato vita alla straordinaria giornata di mobilitazione di oggi, non segni l’inizio di un nuovo movimento. A giudicare dall’aria che si respirava a New York oggi pomeriggio, sembrerebbe che il gigante America si stia finalmente svegliando.

140 professori della New School a sostegno dei manifestanti

The New School faculty in support of Occupy Wall Street
We faculty members of The New School would like to express our solidarity with the Occupy Wall Street protest. We support its demand for real democracy and its denunciation of the effects of the economic crisis on the conditions of life for millions of people around the world. We strongly disagree with political and economic measures against the crisis based on the reduction of public spending and cuts to public services. We condemn the exclusive and unnecessary use of force by the NYPD that resulted in the arrests of 700 hundred people marching in a peaceful and non-violent demonstration on Saturday October 1st. It is inconceivable that New York, the city known for a tradition of free and independent thinking, should be governed like a police state.
This crisis and the measures adopted by governments will affect the future of young people, and among them, our student body. We all know that our students made a commitment to higher education that forces them into debt. The current economic situation is such that our students will probably carry these debts for decades to come. This is why we support the walk out organized by our students on Wednesday October 5th at 3:30pm.

Signatures
Elaine Abelson (Associate Professor of History and Urban Studies)
Barbara Adams (PT faculty at Parsons and NSGS)
Zed Adams (Assistant Professor of Philosophy)
Andrew Arato (Dorothy Hart Hirshon Professor of Political and Social Theory)
Cinzia Arruzza (Assistant Professor of Philosophy)
Peter Asaro (Assistant Professor, The New School for Public Engagement)
Jonathan Bach (Associate Professor of International Affairs)
Lopamudra Banerjee (Assistant Professor of Economics)
Stefani Bardin (Adjunct Assistant Professor, Parsons)

Banu Bargu (Assistant Professor of Political Science)
David Barker (Adjunct Faculty, Lang College)
Fabiola Berdiel (Professor of International Affairs)
Jay Bernstein (University Distinguished Professor of Philosophy)
Richard Bernstein (Vera List Professor of Philosophy)
Omri Boehm (Assistant Professor of Philosophy)
Chiara Bottici (Assistant Professor of Philosophy)
Jackie Brookner (Associate Teaching Professor, Parsons Fine Arts)
Colette Brooks (Arts in Context Program Coordinator, Lang College)
Ted Byfield (Assistant Professor Art, Media, and Technology)
Chris Christian (Assistant Professor, Psychology Department)
Laurie Halsey Brown (Associate Professor, Department of Film and Media)
Paolo Carpignano (Associate Professor of Media Studies)
Emanuele Castano (Associate Professor of Psychology)
Benoit Challand (Visiting Associate Professor of Political Science)
Katayoun Chamany (Associate Professor of Biology, Lang College)
Doris F. Chang (Assistant Professor of Psychology)
Juliana Cope (Part-time Faculty, Parsons)
Alice Crary (Associate Professor of Philosophy)
Simon Critchley (Professor of Philosophy)
Juan E De Castro (Associate Professor, Literary Studies)
Alexandra Délano (Assistant Professor of Global Studies)
Shari Diamond (Assistant Professor of Fine Arts)
James Dodd (Philosophy Department Chair)
Patrick Dodd (Adjunct Faculty, French Department)
Kate Eichhorn (Assistant Professor Culture and Media Studies)
Nadia Elrokhsy (Assistant Professor Sustainable Design)
Ernesto Fedukovitch (Part Time Faculty, Foreign Languages)
Federico Finchelstein (Associate Professor of Historical Studies)
Duncan Foley (Leo Model Professor of Economics)
Carlos Forment (Associate Professor of Sociology)
Oz Frankel (Associate Professor of History)
Nancy Fraser (Henry A. and Louise Loeb Professor of Politics and Philosophy)
Jeffrey G. Goldfarb (Michael E. Gellert Professor of Sociology)
Deborah Gordillo (Assistant Professor of Music)
Neil Greenberg (Professor, The Arts)
Mark Greif (Assistant Professor of Literary Studies)
Pamila Gupta (Visiting Assistant Professor, Anthropology)
Luis Guzman (Humanities, New School for Public Engagement)
Tilmann Habermas (Visiting Heuss Professor)
Orit Halpern (Assistant Professor of History)
Peter Haratonik (Associate Professor of Media Studies)
Rachel Heiman (Associate Professor of Anthropology)
Daniel G. Hill (Assistant Professor of Fine Arts)

Lawrence A. Hirschfeld (Professor of Anthropology and Psychology)
David Huyssen (Postdoctoral Faculty, Lang College)
Jessica Irish (Assistant Professor of Design & Technology)
Noah Isenberg (Director of Screen Studies)
Andreas Kalyvas (Associate Professor of Political Science)
Jesal Kapadia (Part-time Faculty, Media Studies)
Elizabeth Kendall (Part-Time Faculty)
Paul Kottman (Associate Professor of Comparative Literature)
Nicolas Langlitz (Assistant Professor of Anthropology)
Cynthia Lawson (Assistant Professor of Integrated Design)
Benjamin Lee (Professor of Anthropology)
Deborah Levitt (Assistant Professor, Department of Culture and Media Studies)
Margrit Lewczuk (Faculty, Visual Arts)
Gina Luria Walker (Associate Professor of Women's Studies)
Arien Mack (Alfred J. and Monette C. Marrow Professor of Psychology)
Lenore Malen (Faculty Member, The New School for General Studies)
Victoria Marshall (Assistant Professor of Urban Design)
Peter Matthiessen Wheelwright (Associate Professor, School of Constructed Environments)
Elzbieta Matynia (Associate Professor of Liberal Studies and Sociology)
Conor McGrady (Adjunct Faculty, Lang College)
Jack McGrath (Adjunct Faculty, MFA program)
P. Timon McPhearson (Assistant Professor of Urban Ecology)

Inessa Medzhibovskaya (Associate Professor and Co-Chair of Literary Studies)
Carlos Motta (Adjunct Faculty, Parsons)
Edward Nell (Malcolm B. Smith Professor of Economics)
Vladan Nikolic (Associate Professor, Film and Media Studies)
Dmitri Nikulin (Pofessor of Philosophy and Director of Undergraduate Studies)
Julia Ott (Assistant Professor of History)
Leslie Painter-Farrell (Associate Director MATESOL, School of Languages)
Dominic Pettman (Chair and Associate Professor, Culture and Media)
Robert Polito (Professor of Writing)
Ross Poole (Adjunct Professor of Political Science and Philosophy)
Christian Proaño (Assistant Professor of Economics)
Timothy R. Quigley (Associate Professor of Philosophy)
Robert Rabinovitz (Associate Professor)
Hugh Raffles (Professor of Anthropology)
Rachelle Rahme (Senior Secretary of Culture & Media Studies, Interdisciplinary
Science, and First Year Programs)
Vyjayanthi Rao (Assistant Professor of Anthropology)
Jasmine Rault (Assistant Professor Culture and Media)
Janet Roitman (Associate Professor of Anthropology and International Affairs)
Lisa Rubin (Assistant Professor of Psychology)
Sanjay Ruparelia (Assistant Professor of Political Science)
Jeremy Safran (Professor of Psychology)
Scott Salmon (Associate Professor of Geography & Urban Studies)
Elaine Savory (Associate Professor Literature)
Trebor Scholz (Assistant Professor, Department of Culture and Media)
Mira Schor (Associate Teaching Professor, Parsons Fine Arts)
Anezka Sebek (Associate Professor of Media Design)
Willi Semmler (Professor of Economics)
Anwar Shaikh (Professor of Economics)
Ann-Louise Shapiro (Professor of History)
Henry Shapiro (Part-time Lang faculty since 1989)
Rachel Sherman (Associate Professor of Sociology)
Trebor Scholz (Assistant Professor, Department of Culture and Media)
Mira Schor (Associate Teaching Professor, Parsons)
Kathryn Simon (Faculty, Parsons School of Design)
Ann Snitow (Associate Professor, Literature and Gender Studies)
Nidhi Srinivas (Associate Professor of Nonprofit Management)
Miriam Steele (Professor of Psychology)
Radhika Subramaniam (Asst. Professor, Art & Design History & Theory, Parsons)
Karam Tannous (Faculty, Dept. of Foreign Languages)
Sharika Thiranagama (Assistant Professor of Anthropology)
Iddo Tavory (Assistant Professor of Sociology)
Nadine Teuber (Visiting Heuss Lecturer)
Eugene Thacker (Associate Professor, Media Studies)
Miriam Ticktin (Assistant Professor of Anthropology)
Lynne Tillman (Part-time Faculty)
Cameron Tonkinwise (Associate Dean for Sustainability)
John VanderLippe (Associate Dean for Faculty & Curriculum, NSSR)
Jeremy Varon (Associate Professor of History)
Silvia Vega-LLona (Associate Teaching Professor Culture and Media)
Aleksandra Wagner (Assistant Professor of Sociology)
Robin Wagner Pacifici (Professor of Sociology)
Louise Walker (Assistant Professor of Historical Studies)
McKenzie Wark (Professor of Liberal Studies)
Jamieson Webster (Psychology Department)
Leah Weich (Director of Academic Advising, Lang College)
Tony Whitfield (Associate Dean for Civic Engagement, Parsons)
Deva Woodly (Assistant Professor of Political Science)
Susan Yelavich (Assistant Professor, School of Art and Design History)
Rafi Youatt (Assistant Professor of Political Science)
Caveh Zahedi (Assistant Professor of Screen Studies)
José DeJesús Zamora (Assistant Professor, School of Design Strategies)
Eli Zaretsky (Professor of History)
Aristide Zolberg (Walter P. Eberstadt Professor of Political Science)
Vera Zolberg (Professor of Sociology)

Indignados a New York


La manifestazione "Occupy Wall Street" è cresciuta nel corso delle ultime settimane fino alla manifestazione del 1 ottobre sul ponte di Brooklyn. La polizia ha fatto 700 arresti ma il movimento non si ferma


Cinzia Arruzza
da New York
Il ponte di Brooklyn è lungo quasi due chilometri. Due chilometri sospesi tra cavi di acciaio sull’acqua dell’East River, che il 1 ottobre si sono riempiti di una folla diversa da quella dei soliti turisti a caccia di un tramonto romantico sullo sfondo dello skyline di Manhattan: una folla composta da migliaia di persone, rumorose e gioiose, in una manifestazione non autorizzata partita da Zuccotti Park e destinata a terminare a Brooklyn, dall’altro lato dell’East River. Il 1ottobre è il quindicesimo giorno dall’inizio di Occupy Wall Street, un’occupazione permanente del Zuccotti Park, rinominato Liberty Plaza, vicinissimo a Wall Street, iniziata il 17 settembre scorso. Promossa da vari gruppi e individui di orientamento prevalentemente anarchico (per quanto “anarchico” negli Stati Uniti sia una sorta di etichetta ombrello piuttosto vaga), la prima manifestazione e occupazione non contava più di qualche centinaio di persone. Ispirandosi esplicitamente all’esperienza di piazza Tahrir e delle acampadas spagnole, l’accampamento newyorkese si è dato da subito due parole d’ordine fondamentali: democrazia e condanna della corruzione degli speculatori finanziari. Il primo documento ufficiale dell’occupazione è stato approvato dall’assemblea generale del 29 settembre. Si tratta di un atto di accusa senza mezzi termini, rivolto ai governi, alle banche, alle multinazionali, a tutti responsabili dell’attuale crisi economica ed ecologica. Il documento non si conclude con una lista di rivendicazioni, forse a sottolineare che i manifestanti non riconoscono nessuna legittimità a governi e capitalisti, e anche che l’unica rivendicazione condivisa è un cambiamento radicale del sistema.

Nel corso delle scorse settimane l’occupazione ha iniziato ad organizzarsi, dando vita a decine di gruppi di discussione, assemblee generali, iniziative, allestendo una biblioteca e garantendo la distribuzione di cibo. Il metodo usato per le comunicazioni durante l’assemblea generale (che si riunisce ogni giorni e prende le decisioni) e in situazioni di piazza è singolare: al posto di megafoni e microfoni, un gigantesco megafono umano. Le frasi di chi parla vengono ripetute in coro da tutti coloro che riescono a sentirle e in questo modo vengono amplificate. Per quanto strano possa sembrare, questo metodo ha il merito di ridurre di parecchio retorica e leaderismo, e funziona perfettamente anche in caso di emergenza, ad esempio quando si è trattato di comunicare con i manifestanti arrestati.

Fino a questo momento la composizione della protesta è stata prevalentemente giovanile. Tuttavia, oggi una rete di sindacati radicali e organizzazioni di lavoratori, tra cui New York Communities for Change, ha deciso di aderire alla protesta e di dar vita a una manifestazione il prossimo mercoledì pomeriggio.
Il momento di svolta decisivo nella dinamica della protesta si è avuto la settimana scorsa, quando la polizia ha brutalmente caricato e malmenato senza motivo una manifestazione non autorizzata di qualche centinaio di occupanti diretta a Union Square. A partire da quel momento la voce dell’occupazione del Zuccotti Park e l’indignazione per l’arroganza e la violenza delle forze dell’ordine, hanno iniziato a diffondersi attraverso internet e nei campus universitari newyorkesi. Risultato: le occupazioni si sono estese ad altre città statunitensi, da Boston a Los Angeles, e centinaia di newyorkesi hanno iniziato ad affollare le numerose iniziative che riempiono le giornate di Occupy Wall Street. Alla manifestazione non autorizzata del 1, convocata alle 15 per marciare verso Brooklyn, hanno partecipato poco meno di 10.000 persone, per lo più giovani, in stragrande maggioranza bianchi. Anche questa volta la polizia di New York ha deciso di andarci con la mano pesante. Arrivati al ponte, una parte della manifestazione ha iniziato a marciare senza problemi nell’area pedonale; un’altra parte, invece, è caduta nel vero e proprio trappolone escogitato dalla polizia e ha imboccato il percorso stradale del ponte, bloccando il traffico. Come testimoniato da molti manifestanti, la polizia non soltanto non ha dato nessun segno che il blocco del traffico fosse proibito, ma ha anzi fatto credere ai manifestanti che non ci fosse nessun problema. Invece, giunti all’incirca a metà del ponte i manifestanti sono stati circondati dalla polizia, e dunque bloccati senza nessuna via di fuga. A quel punto sono iniziati gli arresti di massa: oltre 700 persone sono state ammanettate, caricate sui pullman, e portate al posto di polizia. Al momento si attendono notizie delle accuse che verranno loro mosse e del loro rilascio. Nonostante gli arresti di massa, tuttavia, il movimento non ha dato nessun segno di voler retrocedere. Al contrario, centinaia di manifestanti hanno cercato di marciare in direzione della centrale di polizia, in solidarietà con i compagni arrestati. Se la polizia voleva spaventare la manifestazione, di certo non ci è riuscita, al contrario, sembra che gli occupanti di Wall Street non abbiano proprio nessuna paura. Finita la manifestazione, duemila persone si sono dirette verso Liberty Plaza, dove hanno continuato a ballare e festeggiare per ore, nonostante la pioggia. E domani si ricomincia.

Per chi non ha familiarità con la politica americana questa giornata potrebbe sembrare una delle tante giornate di protesta. Non lo è. Se si prendono in considerazione lo stato di sfacelo della sinistra americana, il livello di repressione poliziesca e controllo sociale, difficilmente paragonabili a quello di un qualsiasi paese europeo, la durezza del capitalismo americano, l’assenza sostanziale di diritti del lavoro e di diritti civili che non siano quelli meramente individuali, quello che sta accadendo in questi giorni a New York ha dello straordinario. Occupy Wall Street ha tutte le potenzialità per crescere e allargarsi. Naturalmente ci sono delle incognite e alcuni problemi di fondo. In primo luogo bisognerà verificare la capacità del movimento di estendersi ai campus newyorkesi e di includere almeno parte della comunità afro-americana e latina. In secondo luogo, bisognerà che la lista di accuse si trasformi anche in una lista di rivendicazioni, attorno a cui attrarre e organizzare il movimento. Infine, bisognerà vedere se il supporto dei sindacati si rivelerà qualcosa in più di una mera formalità. A partire da mercoledì prossimo.

martedì 4 ottobre 2011

“NOI IL LORO DEBITO NON LO PAGHIAMO”


Vuoi un Paese senza scuola pubblica, servizi sociali e sanità?
Vuoi un Paese che demolisca diritti di lavoratori e lavoratrici?
Vuoi un Paese che finanzia guerre in Afganistan e Libia?
Vuoi vivere in un Paese che respinge alle proprie frontiere
chi viene in cerca di una vita migliore?
Questo è il disegno tracciato dalle Istituzioni, dalla Banca Centrale Europea,
dai singoli governi, per mettere in salvo i profitti dei grandi operatori finanziari.
Per fare ciò hanno una sola ricetta: far pagare lavoratori e lavoratrici,
studenti e studentesse, immigrati e immigrate, giovani “mai più pensionati”.
Se vuoi dire no
“NOI IL LORO DEBITO NON LO PAGHIAMO”
Sabato 15 Ottobre sarà una giornata europea ed internazionale di mobilitazione.
L’appuntamento nazionale di Roma deve rappresentare un punto di partenza per avviare un percorso
capace di porre un’alternativa reale a questo disegno.
Cominciamo da subito sul nostro territorio a costruire una mobilitazione cittadina su questi temi. L’appello
“DOBBIAMO FERMARLI” propone 5 punti di politica economica sociale e democratica:
1. Non pagare il debito. Bisogna colpire a fondo la speculazione finanziaria e il potere bancario.
2. Taglio alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra. Dalla Libia all’Afghanistan.
3. Giustizia e diritti per tutto il mondo del lavoro. Abolizione di tutte le leggi sul precariato, riaffermazione al
contratto a tempo indeterminato e della tutela universale garantita da un contratto nazionale inderogabile.
4. I beni comuni per un nuovo modello di sviluppo. Occorre partire dai beni comuni per costruire un diverso
modello di sviluppo, ecologicamente compatibile.
5. Una rivoluzione per la democrazia. Bisogna partire dalla lotta a fondo alla corruzione e a tutti i privilegi di
casta, per riconquistare il diritto a decidere e a partecipare affermando ed estendendo i diritti garantiti dalla
Costituzione.
PRESIDIO RUMOROSO PROMOSSO DAI FIRMATARI DELL’APPELLO
DOBBIAMO FERMARLI
VENERDI’ 7 OTTOBRE 2011 ORE 21.30
IN PIAZZA CASTELLO ANGOLO VIA GARIBALDI